Prove di oltre 200 sopravvissuti all’eruzione del Vesuvio scoperte in antichi documenti romani

2 settimane ago

La storia di oltre 200 sopravvissuti all’eruzione del Vesuvio

Il 24 agosto del 79 d.C., il Vesuvio eruttò, seppellendo le antiche città di Pompei ed Ercolano sotto cenere e roccia. Diversi documenti romani testimoniano oltre 200 casi di sopravvivenza, sfatando miti comuni.

Una nuova narrazione storica

Recenti ricerche hanno ampliato la narrazione dell’eruzione del Vesuvio, evidenziando storie di sopravvissuti che hanno ricostruito le loro vite dopo la tragedia. Questo sposta l’attenzione dall’annientamento alle testimonianze di resilienza e rinascita.

Questo cambiamento di prospettiva ha guidato gli studi archeologici negli ultimi anni, rivelando dettagli inediti sulla vita post-eruzione. Una parte di queste scoperte è stata presentata nell’ambito del documentario “Pompei: il nuovo scavo” prodotto da PBS.

Uscire vivi dall’eruzione

Pompei ed Ercolano erano due città ricche e fiorenti, popolate rispettivamente da circa 30.000 e 5.000 persone. Pompei vantava una prospera industria e solide reti politiche e finanziarie, mentre Ercolano era nota per la sua flotta peschereccia e i laboratori di marmo. Entrambe sostennero l’economia delle ville dei nobili romani circostanti.

A differenza della narrazione popolare, che dipinge l’eruzione come un evento apocalittico senza speranza, i documenti romani confermano la presenza di sopravvissuti che hanno continuato a vivere e prosperare anche dopo la tragedia, gettando nuova luce sull’epoca post-eruzione.

Le tragedie di Pompei ed Ercolano riprodotte in “Doctor Who” e “Loki”

La trama di “Doctor Who” e “Loki” porta i personaggi nelle antiche città di Pompei ed Ercolano.

La fuga possibile durante l’eruzione

Nonostante le morti, molte prove indicano che la fuga era possibile durante l’eruzione del Vesuvio.

L’eruzione durò oltre 18 ore, lasciando spazio alla fuga. I resti umani ritrovati rappresentano solo una piccola parte della popolazione.

La teoria degli archeologi

Gli archeologi suggeriscono che molte persone potrebbero essere fuggite, ma la ricerca non è stata una priorità.

Una metodologia speciale potrebbe indicare la presenza di sopravvissuti basandosi su nomi romani e prove di migrazione verso città vicine.

La scoperta dei sopravvissuti

Dopo ricerche approfondite, sono emerse prove di oltre 200 sopravvissuti in 12 città limitrofe a Pompei.

I sopravvissuti sembravano preferire restare vicino a Pompei, costruendo nuove comunità e affidandosi alle reti sociali esistenti.

Il successo dei migranti

Alcune famiglie sopravvissute, come i Caltilio, si reinsediarono con successo a Ostia, fondando nuovi templi e prosperando.

Questi esempi dimostrano che la fuga era possibile e che molti potrebbero aver in realtà scampato alla tragedia di Pompei ed Ercolano.

Serapide, il simbolo della generosità a Ostia

Il culto di Serapide, con il suo cesto di grano sul capo, era diffuso nelle città portuali come Ostia, centrali nel commercio del grano. Anche queste città eressero monumenti funerari decorati.

Una famiglia fiorente: i Caltilio e i Munatius

Le famiglie Caltilio e Munatius si unirono, creando una famiglia estesa di successo. La loro unione portò prosperità e benessere.

Immagine di Ostia
Alcuni dei sopravvissuti trovarono rifugio a Ostia, città portuale a nord di Pompei. (Credito immagine: DEA PICTURE LIBRARY / Getty Images)

Il rinascimento a Puteoli di Aulo Umbricius

Puteoli, oggi Pozzuoli, accoglieva i sopravvissuti di Pompei. Aulo Umbricius, commerciante di garum, riavviò la sua attività a Puteoli. Il suo primo figlio nato lì fu chiamato Puteolanus.

Difficoltà per alcuni sopravvissuti

Non tutti i sopravvissuti trovarono prosperità. Alcuni, già in difficoltà, persero tutto nell’eruzione. Fabia Secundina, discendente di ricchi mercanti, si sposò con un gladiatore, finendo in grave difficoltà finanziaria.

Altre famiglie povere di Pompei si trasferirono a Nuceria, oggi Nocera Superiore. La famiglia Masuri adottò Avianius Felicio, mostrando solidarietà in tempi difficili.

Famiglie allargate: un gesto di generosità verso gli orfani

Le famiglie allargate dell’antichità spesso accoglievano bambini orfani, suggerendo che Felicio potesse non avere familiari sopravvissuti. Questo esempio riflette la generosità dei migranti, inclusi i più umili, verso gli altri sopravvissuti e le loro nuove comunità.

Un esempio di beneficenza dai tempi dell’antica Roma

La famiglia Vibidia, residente ad Ercolano, donò generosamente prima che la città fosse distrutta dall’eruzione del Vesuvio. Contribuirono al finanziamento di istituzioni come un tempio dedicato alla dea romana Venere, simbolo dell’amore, della bellezza e della fertilità.

L’eredità di generosità continua

Anche dopo la tragedia, un membro sopravvissuto della famiglia Vibidia a Beneventum continuò a donare. Questa volta, offrì un altare modesto alla dea Venere nella nuova comunità in segno di continuità con la generosità familiare.

Come sarebbero trattati i sopravvissuti oggi?

Nelle antiche comunità, i sopravvissuti si reinsediavano e costruivano una nuova vita, supportati anche dal governo. Gli imperatori romani investirono notevolmente nella ricostruzione delle aree colpite, costruendo infrastrutture e garantendo il benessere delle popolazioni sfollate.

Un’antica lezione per la ripresa post-disastro

Il modello di assistenza ai sopravvissuti dell’antichità può offrire spunti preziosi per il presente. La ricostruzione post-disastro non era un tema controverso; i sopravvissuti non erano confinati in campi né discriminati, ma venivano accolti e supportati dalle loro nuove comunità e dal governo.

L’accoglienza e la prosperità dei sopravvissuti

Le antiche comunità non solo integravano i sopravvissuti, ma favorivano anche la loro partecipazione attiva. Molti di loro avviarono attività commerciali e assunsero incarichi governativi locali. Il governo garantiva risorse e infrastrutture per la ricostruzione delle loro vite.

Questo articolo è stato adattato e ripubblicato da “La conversazione” in accordo con una licenza Creative Commons.

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