domenica 19 Maggio 2024

Siamo finalmente vicini a un antiveleno universale che funzioni contro i morsi dei serpenti cobra, krait e mamba nero, affermano i ricercatori

2 mesi ago

Un’ipotetica svolta nel trattamento dei morsi di serpente velenoso

Un team di ricercatori annuncia di essere prossimo a sviluppare un antiveleno universale efficace contro i morsi di serpenti cobra, krait e mamba nero.

Un antiveleno per tutti i serpenti velenosi

Attualmente, la disponibilità di antiveleni specifici per diverse specie di serpenti costituisce un ostacolo critico nel trattamento dei morsi velenosi.

La ricerca si concentra su un anticorpo sintetico in grado di neutralizzare una neurotossina presente in molti tipi di veleni di serpente in tutto il mondo.

Impatto sui morsi di serpente nel mondo

Con circa 138.000 persone uccise da serpenti velenosi ogni anno, la mancanza di antiveleni adeguati è un problema cruciale che colpisce soprattutto bambini e agricoltori.

L’utilizzo tradizionale di anticorpi equini per la produzione di antiveleni presenta limitazioni significative in termini di efficacia e possibili effetti collaterali.

Un nuovo approccio nella produzione di antiveleni

L’utilizzo di anticorpi prodotti in laboratorio mediante cellule geneticamente modificate apre la strada a speranze di trattamenti più efficaci e con minori rischi di reazioni avverse.

Il futuro potrebbe portare a una rivoluzione nell’ambito dei trattamenti per i morsi di serpente, grazie alla tecnologia utilizzata con successo in settori come l’oncologia e le malattie autoimmuni.

Antiveleni innovativi: Soluzioni ai problemi attuali

La ricerca scientifica sta puntando a sviluppare antiveleni più efficaci e sicuri, ad esempio tramite l’umanizzazione degli anticorpi. Questo processo potrebbe ridurre gli effetti collaterali gravi presenti negli antiveneni derivati dai cavalli.

Paralisi e morte evitate

Le neurotossine sono tra le sostanze più letali presenti nei veleni di serpente, causando paralisi muscolare e, in casi estremi, arresto respiratorio e morte. Alcuni dei serpenti più pericolosi del mondo producono veleni contenenti queste neurotossine.

Un nuovo anticorpo umanizzato chiamato 95Mat5 è in grado di neutralizzare con successo le principali neurotossine presenti nei veleni di diverse specie di serpenti. Questo anticorpo è stato scoperto dopo un’attenta analisi di 50 miliardi di anticorpi unici.

I topi trattati con 95Mat5 sono stati protetti dalla paralisi e dalla morte dopo aver ricevuto dosi letali di veleno. (Credito immagine: Redmond Durrell/Alamy Stock Photo)

Testato su topi, 95Mat5 ha dimostrato di prevenire gli effetti mortali delle neurotossine presenti nei veleni testati. Sebbene promettente, questo anticorpo agisce solo contro le neurotossine e per sviluppare un antiveleno universale saranno necessari altri anticorpi.

Alcuni veleni di serpente contengono sostanze che provocano emorragie o danni tissutali. Per creare un antiveleno in grado di affrontare diversi tipi di tossine, saranno necessari ulteriori anticorpi. L’obiettivo è combinare diversi anticorpi, inclusa la 95Mat5, per creare un antiveleno efficace per qualsiasi morso di serpente.

Un antiveleno universale potrebbe rendere obsolete le attuali pratiche di mungitura dei serpenti.

La sfida per un antiveleno universale

La ricerca di un antiveleno capace di neutralizzare diverse tossine presenti nei morsi di serpente è ancora in corso, con la necessità di garantirne l’efficacia e la sicurezza negli studi sull’uomo.

Ostacoli da superare

Altri ostacoli da affrontare includono la necessità di conservare i nuovi antiveleni in frigorifero per mantenerne l’efficacia e la sfida di distribuirli in aree con temperature elevate e scarsa elettricità per la refrigerazione.

Accessibilità economica

I costi elevati legati alla produzione degli anticorpi in laboratorio sollevano dubbi sull’accessibilità degli antiveleni prodotti per la maggior parte delle vittime di morsi di serpente, che spesso vivono in condizioni di povertà estrema.

Fonte e licenza

Questo articolo è stato adattato da un originale pubblicato su “La conversazione” sotto licenza Creative Commons. Per ulteriori dettagli, consulta l’articolo originale.

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